lunedì 18 luglio 2016

Grande come l'universo di Jón Kalman Stefánsson


Oggi vi parlo di Grande come l'universo di Jón Kalman Stefánsson, pubblicato da Iperborea con una bellissima copertina disegnata da Emiliano Ponzi. Copertina a cui mi sono ispirata per l'illustrazione che trovate a fine post.
Il miglior libro del 2016 fra quelli letti fin'ora.
Parlare di questo romanzo non è semplice, perché è ricco di temi, domane e riflessioni sulla vita. 
Intere pagine da sottolineare, trascrivere e appuntare (come potete vedere dalla foto). 


Grande come l'universo di Jón Kalman Stefánsson  Iperborea
Pagine: 448
2016
19,00 euro
Ari, poeta di vocazione ed editore di successo, dopo aver mandato all’aria la sua famiglia ed esser fuggito lontano, è tornato in Islanda per fare visita al padre ammalato di cancro, che non vede da tre anni e da cui lo hanno sempre diviso profondi silenzi e un muro di incomunicabilità. Ma in questo groviglio di cose non dette ci sono i gesti e le emotività di più generazioni, di una famiglia intera: il dolore della zia per la perdita della bambina, a cui ha dedicato la sua unica poesia; lo schiaffo del nonno Oddur al figlio Þórður, morto giovanissimo in un mare a cui, a differenza del padre, sentiva di non appartenere; la passione segreta della nonna Margrét, che in un fiordo sperduto viveva un amore affidato soltanto ai suoi diari; l’esuberanza e la creatività della madre strappata prematuramente alla vita da una malattia. Una carrellata di personaggi indimenticabili che si muovono tra il Norðfjörður negli anni Quaranta e Keflavík e Reykjavík negli anni Sessanta e Ottanta: vicende diverse e luoghi d’Islanda diversi, come diversi sono gli scorci sul XX secolo. Eppure, a guardar bene, il quadro si ricompone nelle passioni e nei sentimenti condivisi: l’amore per due persone, la rinuncia alla propria vocazione letteraria, i gesti di violenza. Ari incarna la storia di una famiglia che si ritrova a combattere contro gli stessi demoni di generazione in generazione: sta a lui spezzare il circolo vizioso e riscattare se stesso e i propri famigliari, prima che sia troppo tardi.
Islanda: terra di ghiaccio e fuoco. Keflavìk, remota cittadina dove gli unici punti di riferimento sono il vento, il mare e l'eternità. E' qui che si svolge la narrazione di Grande come l'universo, capitolo conclusivo della saga familiare iniziata con I pesci non hanno gambe


Le persone possono trasformarsi un una lacrima o in pugno - a volte la differenza tra le due cose è molto sottile.

Troviamo ancora Ari, il protagonista che, dopo aver lasciato moglie e figli in Danimarca, si reca a trovare il padre in fin di vita. Ci viene raccontato da un io narrante di cui si rivela confusamente l'identità solo nelle ultime righe, lasciando al lettore la possibilità di decidere che ruolo dargli. Una sorta di specchio del protagonista, come fosse la sua coscienza ad osservarlo dal di fuori. 
Inconsapevolmente, Ari risale alle origini della sua infelicità e della sua famiglia. Il racconto della sua grande famiglia, organizzato in capitoli e sottocapitoli che rimandano al luogo e al periodo di tempo, si intreccia con una serie di rimandi e flashback tra gli anni Quaranta, Sessanta e Ottanta, tra i poli opposti del paese, ma anche oltre con uno sguardo rivolto all'universo. Così facendo Stefanson dipinge un memorabile affresco anche della società islandese, la cui ricerca di un'identità si mescola insieme a quella di Ari.
Accanto alle vicende di Ari, si dipana una carrellata di personaggi indimenticabili: Oddur, pescatore di fiordi e sorta di eroe arcaico, Margrét che grazie alle stelle trova uno spiraglio nella sua vita,  Zia Lilla con il suo immenso dolore, Pordur, giovanissimo poeta costretto a scegliere il mare, la zia Veiga, Asmundur, Pora, il padre Jakob  gli innumerevoli zii, nipoti e fratelli, i numerosi scrittori e poeti che rimbalzando collegano ogni generazione. 
L'autore guarda alla gente comune: Ari appartiene a una famiglia di pescatori ma suo padre è un edile, la madre, morta troppo presto, possedeva una vena artistica proprio come lui, come la nonna Margrét, la zia Veiga e la zia Lilla. Nessuno prima di lui è riuscito però a realizzarsi e a dare forma alle proprie attitudini. Sembra che l'intera famiglia debba combattere contro gli stessi demoni: la violenza, i silenzi, la rinuncia alle proprie vocazioni; finché qualcuno non spezzerà il circolo vizioso.
E' un romanzo complicato, ricco di personaggi, che spesso costringe ad appuntarsi nomi e disegnare alberi genealogici da cui si diramano i rami di questa grande famiglia. 
Senza mai perdere di vista il quadro generale, l'autore si concentra sui destini dei singoli, fa in modo che i piccoli dettagli quotidiani rivelino contesti più ampi, fin quasi ad arrivare a una coscienza universale. 
Le stelle le vedi soltanto al buio, così ti ricordi che il buio non può spegnere ogni luce.

Il viaggio di un uomo che si guarda indietro alla ricerca delle parole da tramandare, per trovare la propria identità, per ricordare chi siamo e vincere l'oblio del tempo, del silenzio, della morte; per cercare di influenzare il mondo con la parola.

La morte, cupa e oscura come la lava che ricopre tutto, i rimpianti del passato, la distanza tra ciò che saremmo potuti diventare e ciò che siamo, il desiderio, sono solo alcuni dei temi trattati nel romanzo. 
Lo stile narrativo sognante, un misto di prosa e poesia, va a delineare un grande romanzo corale che copre quasi un secolo di storia attraverso i due poli opposti del paese. 
Stefansson scrive per porre le domande fondamentali della vita: perché si vive? i morti dormono davvero? cosa ne sarà di giustizia e bellezza, se muoiono gli ideali? 
L'infinitamente piccolo della nostra anonima vita e l'infinitamente grande dell'universo si incontrano e scontrano. 
★★★★★


A presto,
Ari


Credits photo: 
Arianna Bordignon 
We Heart it 

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