giovedì 31 dicembre 2015

Goodbye 2015.




Anche il 2015 sta per finire.
E anche quest'anno, almeno per me, si è rivelato un anno di merda. 
Quindi non tirerò le somme di questi 365 giorni, non farò liste su cosa mi è piaciuto o meno (nemmeno sui libri, visto che ho letto pochissimo), non farò un elenco di buoni propositi o grandi progetti. Dubito possano servire davvero a qualcosa.
Il mio 365 day
In quei 10 minuti di conto alla rovescia si può ripensare a tutto: cose belle e brutte, nuovi incontri e addii, lacrime e sorrisi. Errori, errori che ci hanno fatto crescere, esperienze importanti nella nostra vita, che ci hanno insegnato qualche cosa. Si pensa ai rimpianti di non aver potuto fare qualcosa, o ci si pente di averla fatta. La vita è piena di scelte difficili e dobbiamo solo trovare il modo di affrontarle.
Domani sarà solamente un altro giorno uguale agli altri. Non si può essere una persona il 31 dicembre alle 23.59, e un'altra il minuto dopo, solo perché è il 1 gennaio. Non è un numero che cambia la vita. Ma almeno per 24h avremmo la speranza o l'illusione di poter cambiare qualcosa.
E magari, durante i prossimi 365 giorni, qualcosa alla fine cambierà davvero. Ma dipende solo da noi, perché i buoni propositi possiamo farli anche il 30 giugno.
Dipenderà da noi. Da quello che faremo, dalle scelte che prenderemo, da come reagiremo alle disgrazie e da come ci comporteremo dopo una tanto attesa botta di culo.
Come tutti, vorrei che nel 2016 ci fosse un po' di felicità, di fortuna, di salute, magari riuscire pure a realizzare qualche sogno. Le solite cose insomma. 
Quindi vi auguro di avere la forza e il coraggio di fare in modo che il vostro 2016 sia speciale.
Buon nuovo giorno.
Buon 2016.



L'unico vero buon proposito che mi faccio, e che devo assolutamente rispettare visto che mi serve assolutamente, è imparare a guidare... dopo due anni che ho la patente sarebbe anche ora. Sto già male solo al pensiero!


Divertitevi in questa lunga notte di festa anche per chi, come la sottoscritta, resterà a casa in pigiama, sul divano. Addormentandosi alle 22.00 per risvegliarsi a 00.30 probabilmente.

Ari.



domenica 20 dicembre 2015

Il tredicesimo dono di Joanne Huist Smith


Il Natale è alle porte, perché non rispolverare qualche libro a tema?
Oggi vi parlo de Il tredicesimo dono di Joanne Hiust Smith, uscito lo scorso anno per Garzanti. Un'ottima lettura natalizia che trasmette anche una grande serenità.


Il tredicesimo dono di Joanne Huist Smith 
Garzanti 
168 pagine
2014
14,90
"Mamma, abbiamo perso l'autobus." È la mattina di un freddo e grigio 13 dicembre, e Joanne viene svegliata improvvisamente dai suoi tre figli in tremendo ritardo per la scuola. Ancora non sanno che quel giorno la loro vita sta per cambiare per sempre. Mentre di corsa escono di casa, qualcosa li blocca d'un tratto sulla porta: all'ingresso, con un grande fiocco, una splendida stella di Natale. Chi può averla portata lì? Il bigliettino che l'accompagna è firmato, misteriosamente, "I vostri cari amici". Mancano tredici giorni a Natale, e Joanne distrattamente passa oltre: è ancora recente la morte di Rick, suo marito, e vorrebbe solo che queste feste passassero il prima possibile. Troppi i ricordi, troppo il dolore. Ma giorno dopo giorno altri regali continuano ad arrivare puntualmente, e mai nessun indizio su chi possa essere il benefattore. La diffidenza di Joanne diventa prima curiosità, poi stupore nel vedere i suoi figli riprendere a ridere, a giocare, a divertirsi insieme. Sembra quasi che stiano tornando a essere una vera famiglia. E il mattino di Natale, mentre li guarda finalmente felici scartare i loro regali sotto l'albero addobbato, Joanne scopre il più prezioso e magico dei doni. Quello di cui non vorrà mai più fare a meno, e il cui segreto ha scelto di condividere con i suoi lettori...

Come si affronta il Natale dopo una grave perdita? Come si rimettono insieme i pezzi e la voglia di festeggiare? 
Il tredicesimo dono, con appena 168 pagine, ci parla di una storia vera, quella dell'autrice che, dopo la recente perdita del marito, si trova ad affrontare il Natale con i suoi tre figli.
Inaspettatamente, in suo aiuto arrivano una serie di piccoli doni che si susseguono, anonimamente giorno dopo giorno, seguendo il testo di una canzone natalizia. Ci ritroviamo a sbirciare dalla finestra di casa di Joanne il loro percorso verso il Natale e la speranza.
Chi sono "i (vostri) veri amici" che continuano a lasciare sulla porta di Joanne bigliettini, nastri e piccoli doni? Dapprima con diffidenza, poi con curiosità e stupore, la famiglia inizia a reagire. Ognuno lotta per superare il dolore, guardare avanti e tornare a sorridere.
La tematica è forte, in contrasto con il clima natalizio, ma nonostante l'apparenza triste, lascia un'enorme speranza, speranza di poter sopravvivere a una perdita, di poter andare avanti e sorridere nonostante il grande dolore. Ci si rende conto di come l'amore e l'affetto possano manifestarsi nei modi più diversi e inaspettati. L'autrice riesce a raccontare la sua storia con semplicità, senza troppo sentimentalismo. Il lettore non può fare a meno di commuoversi, ma anche di riflettere.
E' un invito non solo alla speranza, ma anche al saper donare.

E così, pian piano, giorno dopo giorno, dono dopo dono, Jo e i suoi figli ritrovano la gioia del Natale, dello stare insieme e del donare. 
La vita ricomincia il suo corso.
“Uno dei doni più grandi che tutti possediamo è la capacità di donare. Non serve essere facoltosi. La compassione e un cuore buono sono tutto ciò che serve. Quale modo migliore per onorare i nostri cari, anche quelli che non ci sono più, di aprirsi e cambiare una vita per il meglio? E le feste sono un momento ideale per guardare fuori da noi stessi, per essere veri amici. Una tradizione di generosità può creare ricordi che vanno oltre il momento contingente e che luccicano più di qualsiasi decorazione.”

Saper donare è un dono. A volte basta poco, anche solo un pensiero, per risollevare l'animo di qualcuno, per ridare un briciolo di speranza e serenità.
La storia di un dolore e di una rinascita, avvolti dall'atmosfera natalizia. Commovente e dolce, farà ritrovare il vero spirito natalizio e la speranza. Perché, anche quando tutto va a rotoli, c'è sempre un  motivo per sentirsi vivi, per andare avanti nonostante il dolore e le lacrime. 



A presto, 
Ari 

Credits foto: Arianna Bordignon © (@barattolodidisfunzioni)

giovedì 17 dicembre 2015

Io e te oltre le stelle di Beth Revis

Ciao! Avevo in mente di parlare di un altro libro oggi, ma tra lo stress a causa delle analisi che non vanno bene, una nuova visita medica, la mia insonnia e il poco tempo, ho cambiato programmi..
Il libro di cui vi parlo oggi era già uscito nel 2012 con il nome di Across the Universe, in occasione dell'uscita del secondo capitolo è stato ridato alle stampe con nuovo titolo e veste grafica (molto meno bella della precedente!)
Un viaggio tra le stelle.

Titolo: Io e te oltre le stelle 
Autrice: Beth Revis
Editore: Piemme Freeway
Anno: 2015
Prezzo:14,90
Trama: Amy è una passeggera congelata in una bara di vetro a bordo  della navicella spaziale Godspeed. Ha lasciato il suo ragazzo e i suoi amici sulla terra ed è partita con i genitori, per risvegliarsi dopo trecento anni sul pianeta Centauri.
Niente, però, va come previsto: qualcuno vuole ucciderla, così la risveglia dal suo sonno di ghiaccio, cinquant'anni prima dell'arrivo. Amy si ritrova, quindi, a vivere secondo regole completamente mutate, su un'enorme nave in viaggio tra le stelle, in balia di sconosciuti tra cui si nasconde un assassino. L'unico che sembra aiutarla è Elder, il futuro capitano della Godspeed. Elder è potentemente attratto dalla singolare bellezza di Amy e cerca di proteggerla in ogni modo dal resto della comunità e dallo strapotere di Eldest, il capo in carica. Ma Amy può davvero fidarsi di lui? Quello che prova per lui la aiuterà a capire cosa sta succedendo davvero o rischia di metterla ancora più in pericolo? 

Amy lascia la terra, i suoi amici, il suo fidanzato e tutto ciò che ha sempre conosciuto, per ibernarsi con i suoi genitori nella navicella spaziale Godspeed, per risvegliarsi 250 anni dopo sul pianeta Centauri. Quello che Amy non sa è che le cose non andranno assolutamente come si aspetta. Durante il periodo di ibernazione qualcosa va storto. Amy viene risvegliata cinquant'anni prima del previsto. 
C'è qualcuno che si nasconde e continua a scongelare e uccidere gli ibernati. Amy si ritrova in un mondo completamente diverso da quello che si aspettava.
La Godspeed è governata da Eldest, il cui compito è di mantenere la pace su tutto e tutti, utilizzando, però, dei metodi alquanto discutibili. Le persone sulla navicella sembrano tutte vuote, apatiche, fatta eccezione per i "malati di mente" che vivono in ospedale e risultano essere gli unici realmente normali e in grado di vedere come sono davvero le cose sulla Godspeed.
Amy incontra Elder, il futuro Eldest, l'esatto opposto del vecchio capitano. Tra i due si instaura quasi subito un'amicizia destinata a trasformarsi in qualcosa di più. 
Ma Amy può fidarsi? L'assassino continua ad agire indisturbato, ed Amy è decisa a fermarlo rima che arrivi ai suoi genitori. 
Across the Universe si è rivelato il giusto mix tra originalità, mistero, azione e fantascienza, che riesce ad affascinare fin dalle prime pagine.
L'idea di base è abbastanza originale e, nel mondo degli YA, risulta decisamente innovativa in quanto ambientata nello spazio. L'alternarsi dei punti di vista di Amy e Elder, riesce a dare all'intero romanzo un buon ritmo e riesce a risultare piacevole sia ad un pubblico "adolesente" sia ad un pubblico più adulto (infatti mia mamma, rimasta a corto di libri, ha pensato bene di finirselo in una notte!)
L'autrice ha creato due protagonisti dalle caratteristiche completamente agli antipodi.
Amy, nata sulla terra, ha conosciuto alba e tramonto, sole e stelle, la pioggia reale e non quella che cade a intervalli prestabiliti da un soffitto. Sa cosa significare amare veramente, cosa che sulla navicella risulta finalizzata solo alla riproduzione. E' anche per questi motivi che Elder si sente attratto da Amy fin da subito. Lui, che è nato sulla Godspeed e non conosce nulla all'infuori delle sue pareti di metallo e della sua routine imposta.
Un altro personaggio che sarebbe stato bello veder maggiormente approfondito è Harley, il migliore amico di Elder, pittore bravissimo e appartenente al gruppo dei "pazzi".
"E' questo il segreto delle stelle: siamo tutti soli, alla fine possiamo sembrare vicini,ma in realtà nessuno può toccarci."
+

Al prossimo post.
Ari 

lunedì 14 dicembre 2015

Ho visto una stella cadente.

Ciao a tutti!
Ho deciso di recuperare alcuni dei post del vecchio blog, quelli a cui tenevo di più. La maggior parte sono piccoli e grandi sfoghi, ma dato che la situazione non è cambiata poi molto e che il mio stato mentale è lo stesso, ho deciso di inserirli nuovamente. 
Sfogo-bis!
Quando ho scritto questo post ero in un periodo pieno di dubbi e indecisioni, ma alla fine mi sono ritirata dall'università e ora sono a casa. Completamente. E nel breve periodo dubito ci saranno grandi evoluzioni, quindi questo è quello che ancora mi frulla per la mente, oltre a nervoso e irritazione per aver abbandonato.. 
Ma c'est la vie! 
Prima o poi le cose cambieranno, spero. 

5/06/2015
(post dal precedente blog 7.06.2015)

Ieri notte ho visto una stella cadente. Proprio dal terrazzo dove sto scrivendo ora, al buio, con un immenso cielo pieno di stelle luminose e una luna meravigliosa.
Non ho mai creduto alla fortuna, al destino o ai desideri che si avverano per magia. Ma in quel momento, mentre fissavo quel nerissimo cielo stellato, qualcosa ha fatto "clac" dentro. E ho sperato.
Sognavo medicina o medicina veterinaria, ho dovuto rinunciarvi in partenza per i miei problemi di salute(principalmente).
Ho tentato professioni sanitarie e, anche se non ero entrata proprio dove volevo, ce l'avevo fatta. Ma all'ultimo mi sono tirata indietro, per paura o più per far felici gli altri, per semplificare le cose con la via più semplice. 
Mi sono ritrovata a Beni Culturali, senza aver concluso granché, sempre per lo stesso motivo e perché credo non faccia per me. Con una mezza idea di lasciare, dopo un primo e unico esame, in cui però ho preso 30..
Non so bene cosa fare ancora, sono un’eterna indecisa che ama troppe cose e finisce per scegliere all'ultimo minuto, cambiando idee spesso e repentinamente. E poi c'è sempre il problema del budget.
Sono tentata di riprovare i test per professioni sanitarie o magari proprio per veterinaria... altrimenti la scuola di illustrazione, tanto bella e costosa quanto dall'incerto futuro lavorativo. 
Ma la paura di fallire nuovamente mi blocca. Oltre al problema economico... 

Però c’è quel 30, quel voto insignificante che per me vale moltissimo. Mi ha dimostrato che posso farcela, nonostante tutto il resto. Appena l’ho visto comparire mi sono emozionata, fin quasi alle lacrime. Mi sono sentita bene, soddisfatta di me stessa, capace e più sicura di me.
Forse era esattamente quello di cui avevo bisogno. Anche se è solo un voto, per me è molto di più.
Non riesco ad immaginare cosa sarà la mia vita, cosa farò, chi sarò e chi resterà al mio fianco a supportarmi e sopportarmi. 
Ma non voglio che la mia salute limiti tutto quanto. Sono stufa delle continue rinunce a causa del dolore e tutto il resto.
Voglio una vita, la mia, normale e senza sentirmi continuamente un peso per gli altri che mi circondano, inadatta o incapace di vivere come tutti. Perché so, e ne ho avuto la conferma con quel voto, che posso riuscirci.
Voglio trovare la mia strada, magari realizzare i miei sogni. Ma mi accontento anche di trovare la strada giusta per me.
Voglio essere felice, o provarci per lo meno.
Perché credo di meritarmelo, almeno un po'.



venerdì 11 dicembre 2015

The spoon's Theory, ovvero la teoria dei cucchiaini e il motivo per cui ogni tanto latito.

I'm back.

Per tutti quelli che hanno la vita "condizionata"
da qualcosa che non è stato voluto.

E' tardi e mi ero ripromessa di andare a dormire presto, ma è da un po' che medito e lavoro a questo post.. (ne avevo pubblicato una prima versione sul vecchio blog)
Negli ultimi giorni non sono stata molto presente e ora vi spiegherò il perché. Sarà un post un po' lungo, ma spero arriverete fino alla fine. 
Questo blog si trova ora alla sua versione 2.0, è da molto tempo che l'ho aperto e ha subito numerosi cambiamenti, cancellazioni e quant'altro. Fino al suo totale azzeramento e ripartenza. Perché?
Oltre al fatto che sono una persona non molto costante, c'è un altro motivo per cui ogni tanto latito o mi prendo una pausa da internet&co. 
Il mio mal di testa
Si, un mal di testa. Ma non  come quello che può avere la maggior parte della gente.
Condiziona tutta la mia vita da ormai 10 anni. Ogni più piccola cosa è influenzata da questo problema
Per farvi un esempio: alle medie venivo presa in giro per via delle molte assenze, per il fatto che non facevo educazione fisica e perché stavo sempre male e "insomma, è solo un mal di testa! Cosa vuoi che sia".
Gli anni del liceo sono passati tra giornate a letto o sul divano. Uscire con gli amici, le gite e tutto il resto erano limitate, se non inesistenti.
Il 2012 è stato l'anno della maturità, presa dopo quattro mesi scarsi di scuola, un intervento al cervello e il programma di tutto l'anno fatto in un paio di mesi, da sola, a casa.
Il mio mal di testa si chiama CHRONIC DAILY HEADACHE / CHRONIC MIGRAINE più semplicemente emicrania e/o cefalea cronica. Ma io lo chiamo Gigietto, quando non uso altri appellativi poco carini.
Agli occhi della gente, spesso, non si appare malati o sofferenti, ma questo non vuol dire che si stia meno male. Il dolore è una cosa personale, ognuno lo vive a modo suo.
Oltre al dolore vero e proprio del mal di testa, che di per sé è fastidioso (per usare un eufemismo), cos'altro c'è?
Depressione, sbalzi d'umore, insonnia, scombussolamento dell'orologio biologico, altri dolori (cervicali ma anche di stomaco), appetito che va e viene, nausea, vomito, problemi alla vista, ansia e via dicendo.
Spiegare agli altri com'è vivere con un disturbo cronico non è semplice. Ma voglio provarci e  ho deciso di utilizzare La Teoria dei cucchiaini, meglio conosciuta come The Spoon's Theory.
E' una teoria elaborata da Christine Miserandino, affetta da Lupus, una malattia cronica molto invalidante, per spiegare ad un'amica come ci si sente ad essere malati. 
QUI invece trovare la traduzione integrale del testo.

La differenza tra essere malati e essere sani sta nel fare delle scelte o pensare coscientemente a cose che il resto del mondo può tranquillamente ignorare. La persona sana si può permettere il lusso di una vita senza scelte, un dono che molte persone danno per scontato.

La maggior parte delle persone inizia la giornata con un numero illimitato di possibilità e l’energia necessaria per fare qualunque cosa voglia. Ora immaginate di avere un mucchietto di cucchiaini davanti a voi, facciamo 12.
Le persone sane di solito hanno una fornitura illimitata di cucchiaini, ma quando sei malato hai bisogno di pianificare le tue giornate e di sapere esattamente quanti cucchiai hai a disposizione. Pensate a tutti i compiti della vostra giornata, anche i più semplici come vestirsi la mattina, fare colazione, andare a lavoro.
Bene, ogni singola azione vi costerà un cucchiaino o più. Uno per alzarsi, uno per lavarsi la faccia, uno per vestirsi e così via. Alcune azioni magari richiedo più di un cucchiaio: come alzarsi se la notte prima si è dormito male. Dovete riuscire ad arrivare a sera solo con quel numero di cucchiai. 
Quindi non potete lasciarne cadere nessuno, perchè non potete dimenticare la "condizione" in cui vi trovate. Potete magari prenderne in prestito uno dal mucchietto del giorno dopo, ma ne avrete uno in meno quel giorno.
Come si fa a vivere così tutti i giorni? E' complicato. 
Alcuni giorni sono peggio di  altri. Non si può far scomparire la malattia, non si può dimenticare, bisogna sempre farci i conti. Pianificare tutto fin nei minimi particolare, rinunciare a molte cose. 
Imparando a vivere la vita con un cucchiaio in più in tasca. 
Perchè, semplicemente, non si può fare tutto. 


"Ero con la mia migliore amica e stavamo facendo due chiacchiere.
Non parlavamo mai di cose serie e passavamo la maggior pare del nostro tempo a ridere e scherzare.
Dal nulla, mi ha chiesto come ci si sentiva ad avere il Lupus e ad essere malata.
Sono rimasta scioccata, non solo perché la domanda era del tutto nuova, ma anche perché ero convinta che sapesse tutto quello che c’era da sapere sul Lupus.
Mi aveva accompagnato dai dottori, mi aveva vista camminare con un bastone, e vomitare nel bagno.
Mi aveva vista piangere dal dolore, cos’altro c’era da sapere?
Ho iniziato a divagare parlando di medicine, dolori e fastidi, ma lei continuava ad incalzare e non sembrava soddisfatta delle mie risposte.
Ero un pochino sorpresa, perché, essendo mia compagna di stanza all’università e amica da tanti anni, pensavo conoscesse già la definizione medica di Lupus.
Poi mi ha guardata con quella faccia che le persone malate conoscono bene, la faccia della pura curiosità verso qualcosa che nessuna persona sana riesce davvero a comprendere.
Mi ha chiesto come ci si sentisse, non fisicamente, ma come ci si sentisse ad essere me, ad essere malata.
Che risposta dare agli altri se non ne avevo per me? Come spiegare in dettaglio come ci si sente tutti i giorni e le emozioni che una persona malata vive ogni giorno con chiarezza?
Avrei potuto lasciar perdere, uscirmene con una battuta, come faccio di solito, e cambiare argomento, ma continuavo a pensare: se non provo a spiegarglielo, come posso pretendere che mi capisca? Se non riesco a spiegarlo alla mia più cara amica, come potrei pensare di spiegare il mio mondo agli altri?
Dovevo, perlomeno, fare un tentativo.
É stato allora che è nata la teoria dei cucchiai. Ho preso velocemente tutti i cucchiai dal tavolo, l'ho guardata negli occhi e le ho detto: “Ecco, adesso hai il Lupus”. Mi ha guardata un po’ confusa, come farebbe chiunque riceva un mazzo di cucchiai.
Le ho spiegato che la differenza tra essere malati e essere sani sta nel fare delle scelte o pensare coscientemente a cose che il resto del mondo può tranquillamente ignorare. La persona sana si può permettere il lusso di una vita senza scelte, un dono che molte persone danno per scontato.
La maggior parte delle persone non deve preoccuparsi degli effetti delle proprie azioni quotidiane. Dunque, per spiegarlo ho usato appunto i cucchiai. Volevo qualcosa che lei potesse realmente afferrare, e che io potessi poi sottrarle, dato che la maggior parte delle persone che si ammalano sentono come una “perdita” della vita che conoscevano prima. Se fossi riuscita ad avere il controllo sulla sottrazione dei cucchiai, allora lei avrebbe capito come ci si sente quando qualcuno o qualcos’altro, in questo caso il Lupus, ha il controllo su di te.
Le ho chiesto di contare i cucchiai. Mi ha chiesto perché e le ho spigato che quando sei sano, di solito, hai a disposizione un’infinita fornitura di cucchiai. Ma quando devi pianificare le tue giornate, hai bisogno di sapere esattamente con quanti “cucchiai” stai iniziando la tua giornata.
Ciò non vuol dire che tu non possa perderne qualcuno per strada, ma almeno ti aiuta a capire con quanti cucchiai inizi la giornata.La mia amica ha contato 12 cucchiai. Ha riso e ha detto che ne voleva di più. Le ho detto di no, e ho capito che quel giochetto stava già funzionando quando mi ha guardata contrariata e non avevamo ancora iniziato. Ho desiderato per anni avere più cucchiai a disposizione e non ho ancora capito come fare, perché lei avrebbe dovuto averli? Le ho anche spiegato che doveva sempre sapere esattamente quanti cucchiai aveva, e di non lasciarli cadere perché non puoi mai dimenticare di avere il Lupus.Le ho chiesto di elencare i compiti della sua giornata, compresi i più semplici. Mentre snocciolava faccende quotidiane o semplicemente cose divertenti da fare, le spiegavo come ciascuna di queste attività le sarebbe costata un cucchiaio. Quando si è buttata direttamente sul prepararsi per andare a lavoro l’ho stoppata e le ho preso un cucchiaio: “No, non ti alzi di punto in bianco. Devi prima aprire gli occhi e renderti conto di essere in ritardo. Non hai dormito bene quella notte. Devi strisciare fuori dal letto e poi devi prepararti qualcosa da mangiare prima di poter fare qualsiasi altra cosa, perché se non lo fai non puoi prendere le tue medicine e se non lo fai allora tanto vale che lasci tutti i tuoi cucchiai per oggi e anche domani”.Le ho tolto via un cucchiaio velocemente e lei si è resa conto di non essersi ancora vestita. Fare la doccia le è costato un altro cucchiaio, Vestirsi valeva un altro cucchiaio. La stoppavo e guastavo ogni compito per mostrarle come ogni piccolo dettaglio deve essere pensato. Penso che stesse iniziando a capire quando teoricamente non era ancora andata a lavoro, e aveva già dovuto lasciare 6 cucchiai.
Le ho poi spiegato che aveva bisogno di scegliere il resto della sua giornata con saggezza, perché quando i tuoi “cucchiai” sono andati, sono andati.
A volte si può prendere in prestito dei “cucchiai” del giorno seguente, ma bisogna pensare a come quel giorno seguente potrebbe essere difficile con meno “cucchiai”.
Non volevo sconvolgerla, ma allo stesso tempo ero felice di pensare finalmente che forse qualcuno riusciva a capirmi un pochino. Aveva le lacrime agli occhi e mi ha chiesto a bassa voce “Christine, ma come fai? Come fai a vivere davvero così tutti i giorni?” e io le ho spiegato che alcuni giorni erano peggiori di altri; alcuni giorni ho più cucchiai del solito. Ma non posso mandare via la malattia, e non posso dimenticarmene, devo sempre pensarci. Le ho allungato un cucchiaio che avevo tenuto di riserva. E le ho detto semplicemente, “Ho imparato a vivere la vita con un cucchiaio in più in tasca, di riserva. Bisogna sempre essere sempre preparati”.
E’ difficile, la cosa più difficile che abbia mai dovuto imparare a fare è rallentare, e non fare tutto. Questa è stata la mia battaglia fino ad oggi. Odio sentirmi lasciata fuori, dover scegliere di rimanere a casa, o non fare le cose che voglio fare. Volevo che sentisse la frustrazione.
Volevo che capisse che tutto quello che chiunque altro riesce a fare con facilità, per me è un centinaio di piccoli lavori in uno. Ho bisogno di pensare al tempo, alla mia temperatura di quel giorno, e agli impegni di tutta la giornata prima di poter fare qualunque cosa.E la differenza tra essere malato e sano sta proprio in questo stile di vita. E’ la bellissima capacità di non pensare e limitarsi a fare. Mi manca quella libertà. Mi manca il non dover mai contare i miei “cucchiai”.
Avevo un cucchiaio in mano e le ho detto “Non ti preoccupare. Io la vedo come una benedizione. Sono stata costretta a pensare a tutto quello che faccio. Sai quanti cucchiai sprecano ogni giorno le altre persone? Non ho spazio per il tempo sprecato, o “cucchiai” sprecati, e ho scelto di trascorrere questo tempo con te.”
Da quella sera, ho usato la teoria dei cucchiai per spiegare la mia vita a molte persone. Penso che questa teoria non aiuti a comprendere solamente il Lupus, ma chiunque abbia a che fare con una qualsiasi forma di disabilità o malattia. "

di Christine Miserandino www.butyoudontlooksick.com

Ho avuto modo di conoscere questa teoria tramite il gruppo Spoonie Mails, un gruppo facebook, dove persone affette da disturbi e malattie croniche possono parlare fra loro, stringere amicizie, confrontarsi, supportarsi e scambiare lettere. E' un bellissimo gruppo, al momento prevalentemente formato da ragazze americane e inglesi, che mi ha aiutato e aiuta tantissimo. La mia speranza è che questa Teoria venga conosciuta anche in Italia e in Europa, non solo per le persone direttamente interessate, ma anche per sensibilizzare e far capire maggiormente alle persone sane com'è vivere con una malattia o un disturbo cronico.

A presto.♡♡♡
Ari




Sotto l'albero di Natale 2.0


Ciao a tutti! Il Natale si avvicina e io sono alle prese con la realizzazione di pacchi,pacchetti e bigliettini vari. La situazione è abbastanza critica, ma dovrei farcela!
Spero anche di riuscire a scrivere un paio di post natalizi e, forse, organizzare un giveaway.

Nel frattempo vi propongo una bellissima iniziativa.
Sotto l'albero di Natale 2.0 è un'iniziativa di The Bookshelf, portata sulla blogosfera dal blog Viaggiatrici Immobili. 


    

Di cosa si tratta?
SOTTO L'ALBERO DI NATALE prende spunto dall'iniziativa Elf Christmas Wishlist, che consiste nel creare una lista di 10 desideri che gli elfi (cioè chi aderisce all'iniziativa) si sforzano di realizzare. Ognuno di noi nel suo piccolo può rendere felice un'altra persona, a volte basta poco: una parola, un sorriso, un disegno. La versione di VIAGGIATRICI IMMOBILI si basa sullo stesso principio, ma è un'iniziativa strettamente legata alla lettura e alla scrittura, rivolta ai book blogger, ai vlogger, ai lettori, agli autori e a chiunque abbia un legame con il mondo dei libri.

Come partecipare?
Vi rimando direttamente al regolamento di The Bookshelf
  • Se siete blogger, aprite un post nel vostro blog. Il post dovrà comprendere questo regolamento (in modo che chiunque legga sappia di cosa si tratta), una lista di 10 desideri e la lista dei partecipanti con il link alla loro wishlist natalizia.
  • Una volta che avete deciso di partecipare, passate a commentare questo post con il link della vostra wishlist. Man mano aggiornerò la lista dei partecipanti, così che tutti possano averla sott'occhio e vedere quali desideri possono realizzare,
  • Se siete lettori, lasciate un commento con la vostra wishlist e il vostro indirizzo email. Provvederò io a creare una pagina apposita in cui racchiudere tutte le wishlist di chi ha un blog. N.B: l'indirizzo email serve in modo che possiate essere contattati da chi ha voglia\possibilità di esaudire uno dei vostri desideri.
  • ATTENZIONE: non è obbligatorio realizzare desideri. Lo scopo di questa iniziativa è regalare sorrisi e questo può essere fatto anche solo con un commento gentile.
  • Cosa si può desiderare? Vi lascio direttamente le parole di Alexiel, perché credo che non potrei dare una spiegazione migliore:
Qualsiasi cosa che sia attinente al nostro piccolo universo letterario: magari desiderate un libro e una di noi lo possiede, molte di noi hanno romanzi che non vogliono più o di cui vogliono sbarazzarsi, ciò che a uno non piace potrebbe portare il sorriso sul volto di qualcun altro; ebook e pdf di libri che cercate da tempo, in fondo sappiamo tutti che ne abbiamo a bizzeffe e loro attendono solo di essere letti; segnalibri, quaderni, anche solo una storia. C'è chi ha la mania di collezionare cartoline per inserirle nei libri, chi preferisce i segnalibri, c'è chi adora scrivere a mano e si riempie di blocchi o di post-it e chi scrive racconti per passione e potrebbe condividerne uno o magari siete un autore e potete regalare una copia del vostro romanzo autografata. Insomma potete desiderare ciò che volete, dalle cose più semplici, magari anche legate a un fandom ("Vorrei leggere una Fanfiction su Shadowhunters in cui si approfondisce il rapporto tra Alex e Magnus", "Vorrei un disegno di Tris e Four di Divergent"), a quelle che richiedono un minino sforzo ("Vorrei un segnalibro con il mio nome sopra", "Vorrei il romanzo Fangirl di Rainbow Rowell), fino alle più complicate ("Vorrei una nuova libreria IKEA perché la mia è piena", "Vorrei una copia autografata di Allegiant").

L'importante è che si tratti di cose che desiderate e le altre persone partecipanti all'iniziativa cercheranno - nel loro piccolo - di realizzare questi desideri. È chiaro che non potrò pagare una libreria nuova a nessuno, ma magari posso regalare un libro che ho e non leggo. Mi raccomando, ricordatevi di aggiornare la vostra pagina con i vari partecipanti e se aderite all'iniziativa provate a realizzare i desideri degli altri, non è un obbligo, ma non è molto corretto sperare solo di vedere realizzati i propri desideri senza fare nulla per gli altri. Non dovete fare regali che includano spendere dei soldi, non è richiesto, a volta basta un follower in più, un commento, un consiglio per rendere felice qualcuno.
Ripeto, non ci sono obblighi, nessuno vi punterà una pistola alla testa perché realizziate i sogni degli altri, né è garantito che i vostri desideri verranno esauditi, però ricordatevi che è Natale enon c'è niente di più bello che sapere di avere reso qualcuno un po' più felice.

La mia wishlist 

1. Un po' di felicità e positività. Nell'ultimo periodo (diciamo pure negli ultimi anni), la sfiga è stata costante. La mia salute ha fatto schifo come il solito, ho dovuto lasciare l'università, crisi, problemi più  meno grandi, amicizie, famiglia..Ho passato momenti davvero difficili, momenti in cui pensavo di non farcela e volevo mollare tutto.Vorrei riuscire a trovare la spinta e la voglia di scrivere sul blog, di disegnare, di leggere, di fare tutto. Trovare la forza di ricominciare e superare questo periodo. E magari anche riuscire a realizzare i miei sogni e obiettivi, come tornare all'università, iscrivermi al corso di illustrazione e a quello per la Pet therapy.
Insomma, non sono la persona più felice e positiva del mondo ultimamente. Quindi un po' di felicità, pensieri positivi e fortuna non guasterebbero.
2. Libri. Ovviamente. Chi non desidera trovare dei libri sotto l'albero? O anche durante il resto dell'anno. Ahimè, ormai nessuno mi regala più libri. Un po' perché me li autoregalo già di mio, un po' perché ne ho la casa piena, non ne ricevo mai a sorpresa. E si sa, è bellissimo scartare un pacchetto contenente un libro, magari che non si conosce nemmeno. Perciò: LIBRIIII. Qualsiasi tipo di libro. Romanzo, saggio, fumetto, graphic novel. Tutto. Sempre per la serie libri, ho una vera e propria fissazione per i libri vecchi, ingialliti, distrutti e consumati. Li amo. Con questa scusa ho anche riscoperto titoli poco conosciuti o finiti fuori commercio. Per non parlare dei classici! Leggerli in edizione vecchia e consunta è tutta un'altra cosa. 
3. Segnalibri, bigliettini, disegni, foto, cartoline, cose fatte a mano. Ho una grandissima passione per la fotografia e il disegno e spesso mi ingegno per creare da me dei segnalibri un po' diversi, particolari o a tema. In mancanza di altro però uso anche cartoline e bigliettini vari con citazioni, pensieri carini o altro. Inoltre vorrei preparare un barattolo dei pensieri positivi o qualcosa di simile per l'anno nuovo. Un po' di frasi, citazioni o poesie da metterci sarebbero perfette!
4. Qualche follower in più sul blog. Come sapete, questo non è il mio primo blog. Anzi, nasce direttamente da quello vecchio e per questo ho anche "perso" alcuni lettori avendo cambiato l'indirizzo del blog. E niente, mi piacerebbe trovare qualche lettore, nuovo e non, con cui chiacchierare di libri e altro.
5. Lettere, amici di penna (e non). Negli ultimi mesi ho iniziato a scambiare lettere tramite le Spoonie Mails, ovvero un gruppo di supporto per persone con malattie e disturbi cronici, come la sottoscritta. Adoro ricevere e spedire lettere in giro per il mondo! Oltre al fascino della lettera scritta a mano e tutto il resto, ho anche avuto la possibilità di stringere nuove amicizie. Perché non trovarne altre ancora? E' bellissimo mettersi a scrivere una lettera oppure pensare a cosa disegnare e cosa spedire. 
6. Serie tv e musica. E tempo. Tempo per guardare e iniziare nuove serie tv. Rientro nella categoria: maratona notturna di un'intera serie! Quantico, ho finito tutte le puntate disponibili in una sera!! Sono in astinenza! Help me. Datemi altre serie tv! 
Per quanto riguarda la musica, ho rubacchiato l'idea a Mys, ultimamente ascolto sempre le solite cose (Sigur Ros ) e mi piacerebbe un  po' cambiare, magari scoprire nuova musica. 
7. Gaza. Vorrei poter andare a Gaza, o comunque in Palestina, a fare volontariato.Tramite internet ho avuto modo di conoscere non solo persone palestinesi, ma anche altri che hanno a cuore la questione palestinese o che sono stati lì a fare volontariato. 
8.Gadget, cancelleria, tè, cose a caso. Ho una leggera ossessione per gli articoli di cancelleria: post-it, penne, quaderni, taccuini su cui disegnare,adesivi. Insomma, avete presente Tiger? ecco, quando ci entro è impossibile farmi uscire. Poi tutte quelle cose di dubbia utilità, come le sfere con all'interno città/monumenti/altro in cui scende la neve e cose simili, le amo. E il tè. Tè,tè,tè. Di tutti i tipi. Infusi, tisane o qualsiasi bevanda strana o particolare fa per me (magari poi mi fa schifo, ma non importa). Chi mi segue su instagram, avrà visto sicuramente le foto di lattine e bottigliette strane acchiappate nei market asiatici o giro. Il tè resta comunque il mio amore grande. 
9.Viaggi. Ci sono un'infinità di luoghi che vorrei visitare e vedere: Islanda, Francia, Irlanda, India, Cina, Australia ecc... Qualsiasi cosa che rimandi a viaggi, a questi luoghi o ad altri, sarebbe graditiissimo! Anche solo resoconti o esperienze di viaggi *w*  Poi se vi avanza un biglietto aereo o dello spazio in valigia.
10. Surprise! Perché le sorprese sono sempre belle.



Di seguito vi lascio la lista completa dei partecipanti. 
Spero che questa iniziativa piaccia anche a voi!
Partecipate, partecipate,partecipateeee!


Partecipanti

UTENTI
cliccate QUI per le wishlist
BIANCA MARCONERO
ALICE MERATI
CHIOCCOLATE COOKIE
SERENA
THE TEENY TINY À TOUT FAIRE





















A presto,
Ari.

sabato 5 dicembre 2015

Un buon motivo per alzarsi presto la mattina: l'alba.


Questa mattina mi sono alzata presto con l'idea di scrivere qualche recensione, ma una volta uscita in giardino, mi sono ritrovata davanti questo spettacolo. 
...
 Ogni alba ha i suoi dubbi.
Alda Merini





L'Aurora è il tentativo 
del Volto Celeste
di simulare, per Noi
l'Inconsapevolezza della Perfezione.

Emily Dickinson



A tutti è dovuto il Mattino, 
ad alcuni la Notte. 
A solo pochi eletti 
la luce dell'Aurora.

Emily Dickinson







A presto,
Ari.  

Credits: Arianna ©
Nikon Coolpix
Lg L5 

mercoledì 2 dicembre 2015

Girl Online di Zoe "Zoella" Sugg

Ciao a tutti!
Nel tentativo di farmi passare l'ansia per la risonanza magnetica di questo pomeriggio, vi lascio la recensione di Girl Online! Atteso e discusso libro di Zoella!

Girl On Line di Zoe Sugg 
Mondadori 
352 pagine
2015 
14,90 

Con lo pseudonimo Girl Online ogni giorno scrive un blog. Nascosta dietro al suo nickname, Penny condivide i suoi pensieri e le sue emozioni più vere sull'amicizia, l'amore, la scuola, la sua famiglia un po' assurda e quei terribili attacchi di panico che condizionano drammaticamente la sua vita. Proprio quando le cose stanno davvero prendendo una brutta piega i genitori le organizzano un viaggio a New York. Qui incontra Noah, bello, anzi bellissimo, e per di più chitarrista eccezionale. Penny si innamora per la prima volta e racconta ogni minuto di questo sogno sul suo blog. Ma anche Noah ha un segreto: talmente grosso che rischia di far saltare la copertura di Penny e rovinare per sempre l'amicizia con il suo migliore amico.

Opera della giovane e famosa youtuber britannica conosciuta come Zoella (ammetto di non aver avuto la minima idea di chi fosse finché non ho visto l’anteprima del libro), sembra aver fatto impazzire ragazze e ragazzine, ma ha pure alzato un polverone su chi abbia realmente scritto il libro.Sembra infatti che Zoella si sia lasciata sfuggire di essere stata aiutata da un ghost writer. Ma sembra che il secondo libro della serie (si perché ce  ne saranno altri!) lo scriverà di suo pugno. Non ho seguito molto la questione quindi prende quanto sopra con le pinze. 
Ora, tralasciando il fatto che moltissimi libri che ben conosciamo non sono scritti dall'autore che compare in copertina, io spero vivamente che non sia questo il caso. 
Perché?
Perché potrei aspettarmi un libro del genere scritto da una ragazza (non più tanto ina, però) giovane, che cavalca l’onda della sua notorietà sul web, ma non da uno scrittore vero. Ok che è giovane, ma insomma a 25 anni c'è chi ha scritto cose decisamente "importanti".
Il libro in questione dovrebbe rientrare nella categoria “giovani adulti”, credo. Io non so questa categoria che età abbia in mente di preciso, ma dalla storia sembra quella di bambine/ragazzine di quinta elementare o prima media al massimo. O per lo meno, a me sarebbe potuto anche piacere quando avevo 10-11, ero ancora piccina e ingenua e sognavo il grande amore, il principe azzurro, di diventare ballerina e veterinaria.. si, credici piccola Arianna.( No, probabilmente non mi sarebbe piaciuto comunque, ma l’avrei letto e via).
La trama è abbastanza inconsistente e stravista.
Penny, un po’ imbranata e goffa, è super carina, ma non lo sa, ovviamente. Ha la passione per la fotografia e un blog anonimo seguitissimo in cui scrive un po’ di tutto, per sfogarsi o per chiedere consiglio.
I temi principali dei suoi post:
  • -          Mi  sono stufata della mia migliore amica (“è come un vestito di quand’eri piccola, ti  piace ancora ma non ti va più bene e sai che devi buttarlo/separartene” o una frase del genere): tipico da fine quinta elementare
  • -          Gli attacchi di panico e le mie paure: come li affronto? Voi come fate?  Vai, affidati ad Yahoo  (ansie) answer  o al Cioè!
  • -          Ho conosciuto il principe azzurro! Oddio, quale fortuna!

E via dicendo... Insomma, allegria a palate e nervi che saltano come molle per le banalità scritte.
Poi troviamo l’amica stronza, Meg, che non poteva di certo mancare e che ha la profondità di una boccetta di smalto. Ma lei è quella super figa, quindi tutto regolare.
L’amico della stronza, Ollie, che piace un pochino alla nostra goffa Penny, ma è un fissato dei selfie e la sfrutta spudoratamente per farsi fotografare.
Lo stereotipo vivente dell’amico gay, Elliot, praticamente un piccolo Mika psicotico e ultra fashion. Anche qui, perché non approfondire o trattare maggiormente  l’omosessualità dell’amico?Ok, non è il protagonista, ma è onnipresente! E il tema è appena abbozzato qua e là.
Il principe azzurro, Noah, incarnato da chi se non il bellissimo ragazzo conosciuto in viaggio a New York, bello e leggermente dannato, ma solo leggermente questa volta.
Tra tutti questi splendidi e profondi personaggi ultra stereotipati , un giorno accade la disgrazia delle disgrazie alle nostra piccola protagonista:
-SPOILER- durante lo spettacolo scolastico, salendo sul palco finisce gambe all’aria e mutande in bella mostra. E l’amica stronza cosa fa? Mette il video sul web ovviamente! Video che  diventa virale insieme alle prese in giro e tutto il resto.
 -FINE SPOILER-
Ora, questo poteva essere uno spunto interessante sul discorso bullismo/postare sul web, ma non viene approfondito ne trattato più di tanto se non con lei che si rinchiude a mò di pallina di cacca nascondendosi sotto il piumone in camera.
Ma niente paura! Arriva un super viaggio a New York!
Si parte con famiglia e amico gay per l’organizzazione di un matrimonio stile Downton Abbey (vogliamo parlare della fissazione degli americani per i matrimoni a tema?! In un altro post magari).
Qui troverò il principe azzurro, il grande amore della sua vita, in una sola settimana-
Ma al ritorno in patria scoppierà l’ennesimo scandalo! E dove se non sul web?
-SPOILER-
Eh già, perché la nostra giovane blogger si è innamorata di un cantante famosissimo in America, ma di cui lei non sapeva assolutamente nulla. Adesso qualcuno mi spiega come fa una che sta perennemente attaccata al pc a non rendersi conto di nulla!
-FINE SPOILER-
Anche qui diventa tutto virale e pieno di gossip, dato che aveva ovviamente scritto di lui sul suo blog, che ora non è più molto anonimo.
Il tutto è trattato con una leggerezza e banalità incredibili. Poteva venirne fuori qualcosa di buono anche per la fascia quinta elementare/prima media di cui parlavo prima. E’ quel momento in cui ti affacci al mondo virtuale (almeno,la maggior parte ora ci arriva a quest’età,io il primo profilo netlog l’ho avuto in prima liceo!!No, non lo troverete mai perché ho avuto la decenza di eliminarlo)  e ti sembra di essere il re del mondo, ma non ti rendi assolutamente conto dei rischi che comporta postare in rete. Ma niente, è tutto banale e stereotipato. Dai personaggi al mondo del web. Non si parla dei rischi e dei pericoli di internet, del rapporto giovani-internet e nemmeno del bullismo virtuale, di chi possa nascondersi dietro un nick name, se sia lecito o meno postare qualsiasi cosa. Nada. 
E' solo una favoletta adolescenziale che stenta a reggersi in piedi
Insomma, come libro romantico per una bambina di quinta elementare può anche andare. Però dev'essere una bambina di poche pretese a mio avviso. Io un libro così l’avrei tirato dietro a mia mamma pure a quell'età, e non lo dico per vantarmi. Io volevo i libri con gli animali o che parlavano di storia e preistoria o Roal Dahl o roba simile. In prima media sono passata a Jane Austen, per poi avere una breve ricaduta nel mio periodo emo/dark/punk in prima superiore, in cui vampiri e compagnia bella la facevano da padrone. Vi assicuro che è durato poco! E il vampiro brillantinato come una drag queen non mi era piaciuto.
Tutto ciò per dire che, va bene la notorietà dell’autrice che cavalca l’onda, ma il libro è decisamente bocciato. Le va dato il merito di aver almeno tentato di affrontare un argomento difficile e delicato come quello del cyber bullismo e dell'anonimato, soprattutto visto che lei stessa ha iniziato su YouTube.


★+
(e mezzo per il tentativo)
Prrr!